Antarctic Mind: prosperare nell’incertezza

23.10.2026
Photo collage from a K.hub Journey meeting with Chiara Montanari, showing the speaker with a microphone and participants gathered around a conference table.

In Antartide, anche la preparazione più rigorosa può rivelarsi insufficiente. Le missioni scientifiche richiedono mesi di pianificazione, competenze altamente specializzate, procedure di sicurezza e un’organizzazione estremamente precisa. Eppure, una volta sul campo, condizioni meteorologiche imprevedibili, risorse limitate e priorità contrastanti possono imporre di rivedere radicalmente ciò che era stato programmato.

In queste circostanze, la riuscita di una missione dipende anche da qualcosa di più difficile da pianificare: la capacità delle persone di affrontare situazioni inattese, integrare punti di vista differenti e trovare risorse che non sapevano di possedere.

È da questa esperienza che Chiara Montanari, ingegnera ed esploratrice con una lunga esperienza nella gestione delle missioni polari, ha sviluppato l’Antarctic Mindset. Al centro c’è un’intuizione: l’incertezza può diventare una condizione nella quale ampliare le nostre possibilità di azione, a partire dalla consapevolezza dei limiti attraverso cui interpretiamo la realtà.

Il punto di vista dal quale guardiamo

Sappiamo che le persone interpretano la realtà in modi differenti. Eppure, questa consapevolezza non modifica necessariamente il nostro modo di ascoltarle: troppo spesso continuiamo a considerare il nostro punto di vista come verità oggettiva e quello degli altri come qualcosa da comprendere, valutare o correggere.

Il passaggio più difficile consiste nel riconoscere che anche noi siamo portatori di uno schema interpretativo: le nostre convinzioni, le competenze e persino la nostra esperienza professionale costituiscono una prospettiva particolare, che ci permette di vedere alcune cose e può rendercene invisibili altre. Prendere distanza da questo schema cambia la qualità della relazione, perché l’ascolto smette di essere soltanto uno strumento per interpretare l’altro e diventa una possibilità di modificare anche il nostro modo di comprendere la situazione.

Per chi guida un gruppo, questo passaggio è particolarmente importante: l’integrazione di competenze diverse può produrre soluzioni nuove soltanto se chi ha la responsabilità di decidere è disposto a mettere in discussione anche la propria lettura del problema.

La realtà alla quale resistiamo

Una dinamica analoga riguarda il nostro rapporto con gli imprevisti. Quando qualcosa interrompe i piani, spesso impieghiamo molte energie nel tentativo di spiegare perché non avrebbe dovuto accadere. Anche quando la situazione è ormai cambiata, continuiamo mentalmente a confrontarla con quella che avevamo previsto.

Nei sistemi complessi, però, la realtà evolve indipendentemente dalle nostre aspettative, e noi stessi ne facciamo parte: ogni decisione modifica il contesto nel quale dovremo prendere quella successiva.

Riconoscere questa condizione restituisce una possibilità di azione. Possiamo smettere di misurare ciò che accade soltanto attraverso il metro di giudizio dei piani iniziali, e cominciare a osservare quali nuove condizioni si stanno creando, dove possiamo intervenire e quali opportunità possono emergere.

La preparazione rimane indispensabile. Come accade nell’improvvisazione musicale, è la padronanza delle competenze che consente di muoversi liberamente quando la situazione cambia. Ma occorre anche la disponibilità a lasciare andare ciò che, pur avendo richiesto molto lavoro, non è più adeguato.

La fiducia in ciò che ancora non conosciamo

C’è infine la fiducia. Siamo abituati a pensarla come fiducia in noi stessi, negli altri o nella solidità di un progetto. Nei contesti incerti diventa importante anche la fiducia nella possibilità che la situazione evolva. È una disposizione difficile, soprattutto quando non intravediamo una soluzione. Il bisogno di chiudere rapidamente una difficoltà può portarci a forzare una decisione, mentre la capacità di rimanere presenti a ciò che accade permette talvolta di riconoscere possibilità che non erano ancora emerse.

Questo richiede consapevolezza anche delle nostre reazioni: la paura, la prudenza e il bisogno di controllo possono influenzare le scelte senza che ce ne accorgiamo. Osservarli permette di distinguere ciò che la situazione richiede da ciò che nasce dai nostri automatismi.

La disponibilità all’incertezza si misura allora non dalla quantità di rischi che affrontiamo, ma dalla capacità di riconoscere quando il nostro modo abituale di agire ci sta limitando.

Prosperare nell’incertezza significa forse proprio questo: accettare che l’incontro con ciò che non conosciamo possa cambiare anche noi stessi, il nostro modo di analizzare, valutare e reagire. E che alcune delle risorse necessarie per affrontare il futuro possano emergere soltanto quando smettiamo di cercarle esclusivamente dentro ciò che sappiamo già.