Il dollaro tokenizzato come soft power. E perché l’euro deve correre.
Oltre 280 miliardi di dollari: è la massa di stablecoin in circolazione a luglio 2025, con USDT intorno al 59% del mercato. Non è più un fenomeno di nicchia. È la costruzione, pezzo dopo pezzo, di un’infrastruttura monetaria globale che parla soprattutto americano.
Stablecoin: il dollaro che viaggia su nuove rotaie
Le stablecoin sono token digitali agganciati 1:1 a una valuta fiat e garantiti da riserve liquide (contante o titoli di Stato a breve termine). A differenza dei tradizionali fondi monetari, circolano su reti blockchain aperte, trasferendo valore quasi in tempo reale, 24/7, oltre i confini.
Questo modello ha effetti finanziari tangibili. Gli emittenti incassano i rendimenti delle riserve: nel 2024 Tether ha registrato oltre 13 miliardi di dollari di utile netto, trainato dai Treasury USA detenuti. E la stessa Tether figura tra i maggiori detentori mondiali di titoli di Stato americani, con riserve in T‑bill stimate intorno a 113 miliardi a fine 2024. In breve: più stablecoin in dollari significa più domanda per il debito pubblico USA e più centralità della sua infrastruttura finanziaria.
GENIUS Act: regolazione come leva di potere
Qualche mese fa gli Stati Uniti hanno introdotto il GENIUS Act, primo quadro federale organico per le stablecoin. Non è solo compliance: è strategia. La regolamentazione prevede l’obbligo di detenere riserve altamente liquide (contanti o T‑bill) e trasparenza periodica; l’estensione del Bank Secrecy Act e dei presidi AML/CFT; poteri di congelamento fondi in caso di attività illecite. Tradotto: le reti crypto diventano estensioni della giurisdizione finanziaria americana.
L’effetto di sistema è una “dollarizzazione ombra”. Senza lanciare una CBDC federale, gli USA stanno trasformando le stablecoin in un canale digitale del dollaro che:
- spinge la domanda di titoli del Tesoro;
- amplia la portata operativa delle sanzioni;
- consolida lo standard di fatto nei pagamenti digitali globali.
Europa: tra MiCAR e il rischio di marginalizzazione
Per l’Europa, la competizione non è (solo) tecnologica. È sovranità monetaria. Il regolamento MiCAR offre un telaio: requisiti prudenziali, supervisione e limiti operativi per gli emittenti, in particolare quelli extra‑UE quando raggiungono dimensioni “significative”. Ma non basta per evitare che, nei pagamenti cross‑border e nei mercati emergenti, prevalgano stablecoin in dollari.
I rischi sono concreti:
- Dollarizzazione digitale: se le imprese europee trovano più conveniente regolare in dollari tokenizzati, l’euro rischia di perdere rilevanza fuori dai confini UE.
- Dipendenza dai cicli USA: shock su tassi e liquidità dei Treasury si trasmettono direttamente attraverso le riserve delle stablecoin.
- Pressione sui depositi e sui margini bancari: una parte della liquidità può migrare verso token regolati da soggetti non europei, sottraendo ruolo alle banche nei pagamenti digitali.
Che cosa fare, in concreto
- Abilitare stablecoin in euro “di qualità”, sotto MiCAR con riserve interamente in attività ad alta liquidità denominate in Euro e basso rischio, attestazioni frequenti e governance trasparente. Emittenti? Banche e PSP europei con licenze adeguate, in partnership con operatori tecnologici. (la nascita del consorzio bancario va esattamente in questa direzione.
- Integrare le nuove valute digitali con quelle esistenti: interoperabilità tra stablecoin in euro, SEPA Instant e TIPS, con regole di settlement chiare e accesso per i grandi utilizzatori (corporate, fintech, PA). La capacità do settlement 24/7 e programmabilità sarà il vero differenziale competitivo.
- Coordinare politica monetaria e supervisione: chiarezza su collateral ammissibile, soglie “significative”, gestione delle crisi di mercato e poteri di intervento. E un percorso di coesistenza ordinata con l’euro digitale, evitando duplicazioni e massimizzando l’interoperabilità.
Un dettaglio non secondario: la compliance. Se le stablecoin in euro replicheranno standard di trasparenza e antiriciclaggio pari o superiori a quelli americani, diventeranno alternative credibili per i flussi internazionali e per le tesorerie corporate che oggi usano dollari tokenizzati. Il bollino MiCAR e la vigilanza DNB possono diventare un vantaggio competitivo, se accompagnati da scalabilità e user experience all’altezza.
Le prime risposte europee “private”: banche in consorzio per una stablecoin in Euro
Nove grandi banche europee – tra cui ING, UniCredit, Banca Sella, KBC, Danske Bank,DekaBank, SEB, CaixaBank e Raiffeisen Bank International – hanno appena annunciato la costituzione di un consorzio per emettere una stablecoin in Euro conforme a MiCAR, con prima emissione attesa nella seconda metà del 2026. L’obiettivo dichiarato è offrire pagamenti e regolamenti quasi istantanei, 24/7, a basso costo, con funzioni programmabili e applicazioni su pagamenti internazionali, supply chain e regolamento di asset digitali.
Coerenza regolatoria: il progetto è nativamente MiCAR-compliant, con governance e riserve in linea con i requisiti europei; l’impostazione “bancaria” punta a ridurre il rischio di disintermediazione del sistema finanziario e facilitare l’integrazione con SEPA Instant e piattaforme RTGS europee.
Conclusione: un vantaggio che non si deve accumulare
Il messaggio strategico è chiaro: gli Stati Uniti vogliono usare la regolamentazione delle stablecoin per creare un vantaggio competitivo. Ogni nuova adozione di stablecoin in dollari allarga l’area d’influenza del dollaro. La risposta europea ora esiste – il consorzio bancario – ma il tempo è la variabile critica: l’emissione è prevista H2 2026; nel frattempo, il mercato corre. Per l’Europa, rimandare significa inseguire. Le stablecoin non sono neutrali: sono un’arma di soft power nella geopolitica digitale. Se l’euro vuole restare rilevante, deve farsi trovare su queste nuove rotaie.
a cura di Marco Greco
