Benvenuti nella Città Fosforescente

22.01.2026
Executive audience attending a K.hub Journey session while Lorenzo De Rita presents insights on contemporary cities, social transformation, and collective behavior.

L’incontro con Lorenzo Di Rita è partito da una riflessione sulla crisi contemporanea, che non si manifesta soltanto come crisi economica o istituzionale, ma come una crisi più profonda della sensibilità. La velocità dei processi, l’iperstimolazione tecnologica e l’urgenza continua riducono progressivamente la capacità di sentire, di entrare in risonanza con l’altro e con il contesto. Si parla molto di deficit finanziari, ma il vero deficit che caratterizza il presente è quello della sensibilità: una perdita che incide direttamente sulla qualità delle relazioni, dell’empatia e della comprensione reciproca.

In questo scenario convivono due fenomeni apparentemente contraddittori: iperconnettività e ipoconnessione. Da un lato, le connessioni si moltiplicano in modo esponenziale; dall’altro, diminuisce la qualità della connessione reale, quella che genera comprensione, attenzione e legami significativi. La connessione tecnica cresce, mentre la connessione umana si assottiglia. Ne deriva una realtà emotiva più povera, che finisce per produrre anche una creatività più povera. Restano drammaticamente vere le riflessioni di Fernando Pessoa nel suo “Ultimatum”: un manifesto politico e culturale pubblicato nel 1917, in cui il poeta rileva come la frammentazione dell’io e la moltiplicazione delle possibilità non producono automaticamente libertà o creatività, se non sono sostenute da un lavoro interiore capace di tenere insieme sensibilità e attenzione.

La trasformazione del processo creativo è uno degli effetti più evidenti di questa perdita di sensibilità. Le idee oggi sono sempre più il risultato di lavori d’équipe, verifiche continue, procedure di riduzione del rischio, tempistiche rigide e criteri di efficienza. Si tratta di processi utili e necessari, ma che lasciano poco spazio all’immaginazione libera. Viene meno la figura del genio come atto simbolico, capace di anticipare i tempi attraverso uno sguardo sensibile e non allineato. Pensiamo a Leonardo da Vinci: un’immaginazione straordinaria, che nasceva da una sensibilità estrema verso il reale, non da procedure standardizzate.

Il tema dell’attenzione diventa centrale. La vera immaginazione non coincide con la produzione incessante di idee, ma con una qualità particolare dello sguardo. Come afferma Cristina Campo, «la vera immaginazione – che è impazienza di cercare – è l’attenzione – che è l’attesa di trovare». E l’attenzione richiede tempo, sospensione, capacità di non saturare immediatamente l’esperienza. È una postura che contrasta frontalmente con l’accelerazione continua.

la proposta è di sviluppare un “pensiero fosforescente”: un pensiero che non brilla per eccesso di stimoli, ma che si accende lentamente, grazie all’attenzione, alla sensibilità e alla capacità di apprendere. Diventare fosforescenti significa imparare cose, e soprattutto imparare altre cose, coltivando una curiosità anche – soprattutto – non funzionale e non immediatamente produttiva.

In questo contesto assume rilievo il concetto di deuteroscopia, neologismo introdotto da Thomas Browne, che indica la capacità di guardare una seconda volta. Non si tratta di ripetere lo sguardo, ma di approfondirlo, di concedere al pensiero il tempo necessario per diventare più denso. La perdita di tempo, in questa prospettiva, non è una perdita, ma una condizione necessaria per comprendere davvero. Guardare di nuovo significa sottrarsi all’immediatezza e recuperare profondità.

De Rita ci propone una direzione culturale precisa: senza una rigenerazione della sensibilità, dell’attenzione e del tempo del pensiero, anche la creatività, l’innovazione e la leadership rischiano di ridursi a esercizi di efficienza. La vera sfida non è accelerare ancora, ma recuperare profondità.